Sergio Orlandi (tromba) con Dario Faiella (chitarra), Erminio Cella (piano), Marco Ricci (contrabbasso) e Vittorio Marinoni (batteria) - special guests Marco Gotti (sassofono, brani 4, 6, 8) e Lorena Portalupi (piano, brano 1).
Questo disco, opera prima di Sergio Orlandi, è un omaggio al compositore catalano Federico Mompou, scomparso nel 1987 all'età di novantaquattro anni. Sergio Orlandi ha incontrato quasi casualmente la musica di Mompou, restandone fortemente impressionato: il classico colpo di fulmine. Una scintilla fatta scattare da Mompou, se è vero che il disco, come puntualizza Orlandi, non rivela il suo modo consueto di suonare, ma quel particolare momento. Tutti i musicisti sono immersi in questa bella sintesi di lirismo e intensità. Contribuiscono all'album anche sotto il punto di vista compositivo, mostrando sensibile coerenza al progetto. Unico brano composto prima di questo progetto è "Spikes", del pianista Erminio Cella, un esempio di post-bop dalla raffinata costruzione armonica. Inutile tessere le lodi dei singoli componenti, sia sotto il punto di vista solistico che per gli apporti compositivi: l'ascolto attento è il migliore riconoscimento per musicisti che sanno aderire a un progetto. Per quanto riguarda Orlandi poi, in questo caso i riferimenti più vicini sembrano essere la morbida eleganza (spesso al flicorno) di Art Farmer, Kenny Wheeler (cui è dedicato il brano "Song For Kenny") e Tom Harrell.
Titoli del CD: - Preludio n. 9 (f. mompou)
Soul voice (e. cella)
Preludio n. 5 (f. mompou)
Spikes (e. cella)
Preludio n. 1 (f. mompou)
A look at Mompou (s. orlandi)
For the wedding (m. ricci)
Song for Kenny (d. faiella)
Sole di mezzanotte (d. faiella)
Recensione tratta da "Focus Magazine" del mese di gennaio 2006 Tranquilo
Dopo un'assenza di un paio d'anni dalla scena musicale,
dovuta alla riorganizzazione interna e alle produzioni di studio,
la giovane casa di edizioni musicali Tranquilo si presenta al
pubblico con innovative proposte musicali, edite dalla propria
etichetta discografica, che spaziano dalla classica al jazz.
Il progetto, interamente italiano, verte intorno alla valorizzazione
di quei musicisti che esprimono le proprie qualità compositive,
interpretative e comunicative, principalmente negli eventi live.
Idea che non inibisce l'intenzione di tradurre poi le
performance dei propri artisti in incisioni di alta qualità,
capaci di riprodurre anche da disco le sensazioni intense delle
sale da concerto.
Gli artisti che collaborano con l'etichetta sono poco
noti alla grande massa dei consumatori, ma sono conosciuti nel
panorama jazzistico e classico italiano per il loro affascinante
talento.
Con la stessa originalità, ricercando la qualità
dell'opera e il valore di una musica elitaria, viene svolta
la selezione dei progetti: difficilmente classificabili, spesso
si muovono in controtendenza, generando atmosfere dalla forte
personalità e spaziando verso i più svariati orizzonti.
Chiaro esempio ne è l'opera d'esordio di
Sergio Orlandi.
A look at Mompou
di Sergio Orlandi
Fin dal titolo si evince come ispirazione profonda e un certo
distacco costituiscano insieme l'intreccio e la leggera
contraddizione su cui si fonda quest'opera, come se lasciar
intendere di aver dato solo "uno sguardo a Mompou"
potesse distrarre dall'idea radicata della presenza del
compositore catalano nell'anima di questo disco.
Sergio Orlandi rimane fulminato dall'incontro con l'opera
di Mompou, compositore catalano morto nel 1987, e dopo un approccio
quasi accidentale con l'opera dell'artista decide
di sviluppare un progetto in cui lasciarsi alle spalle virtuosismi
e ambizioni da ribalta per concentrarsi sul valore della musica.
Il disco, opera prima del trombettista bergamasco, è
costruito intorno ai preludi di piano 9, 5 e 1, estratti da
un corpo di 11 composti tra il 1927 e i primi anni cinquanta
da Mompou. Nove tracce in cui i singoli componenti confondono
le tracce della propria precisione sentimentale, con il trasporto
che li guida verso l'armonia, generando una musica limpida
e discreta che cattura l'attenzione degli ascoltatori
più esigenti.
Tutta l'attività dell'etichetta su www.tranquilo.it. Stefano Lazari
Recensione tratta da "Musica Jazz" del mese di luglio 2005 Quest'album
è la convincente opera prima di Orlandi (strumentista affermato da
tempo, con significative collaborazioni alle spalle), nella quale va
oltre uno sfoggio della propria versatilità musicale, concentrandosi
invece su un progetto a tema intorno a un musicista di rara finezza e
poesia: il compositore catalano Federico Mompou, di cui vengono
arrangiati tre preludi pianistici che fanno parte di un corpus di
undici scritto tra il 1927 e la fine degli anni Cinquanta. Il riservato
e schivo compositore, morto a novantaquattro anni nel 1987, s'ispirava
a Debussy e scriveva musica senza armatura in chiave e stanghette di
divisione delle misure, per lasciar cantare le melodie e conferire il
primato alla sonorità. Il suo capolavoro Musica Callada, è stato riletto in chiave jazzistica da Richie Beirach pochi anni or sono. Ed
effettivamente alcuni aspetti della sua opera possono ispirare i
jazzisti; oltre ad arrangiare i tre preludi, Orlandi ha scritto assieme
a Cella, Ricci e Faiella diversi brani influenzati da quel mondo
poetico rarefatto e malinconico, usando organici diversi e lasciando a
Lorena Portalupi, nel suo unico intervento, il compito di eseguire il Preludio n. 9 al termine dell'elaborazione di gruppo. Un album di pregevole misura espressiva è suonato con interplay,
con attenzione al particolare e adesione al mondo poetico del
dedicatario; ma anche senza cedimenti nella narrazione e con la
capacità di portare nel jazz (fedele alla sua estetica moderna, dove lo
swing emerge anche nei tempi lenti) gli umori della musica di Mompou,
impossessandosene senza banalizzarla, bensì trasformandola con
consapevolezza. M. Franco
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